Google+

AAS VINTAGE

Arriva agosto, non è che si vada in ferie, anzi, si continua a scrivere, leggere, progettare cose nuove.
Ne approfittiamo per recuperare tanti post già pubblicati e riproporli in lettura.
Lattine in mare, post vintage!

domenica 28 agosto 2016

AAS VINTAGE: Cucire


Disossare il pollo ci ho perso mezzora, l’ho imparato da mia mamma, un insieme di gesti precisi, sembra facile ma devi saperlo fare, disossare il pollo e trasformarlo in un sacco vuoto pronto da farcire. Un’operazione difficile di sartoria chirurgica.

Gli ingredienti per il ripieno, pane bagnato nel latte il parmigiano grattugiato le uova la noce moscata la salsiccia fresca sbriciolata, grassa e magra, i pistacchi per la croccanza, la maggiorana, profumo di pepe nero appena macinato - ho detto tutto mi pare. Impasto con le mani.

Infilare il filo nella cruna dell’ago, più facile farci entrare un cammello o anche un pollo. Il metodo giusto per riattaccare un bottone alla giacca, riparare uno strappo sulla manica l’ho imparato da mia mamma e una volta imparato non si dimentica. Non ci vediamo da un pezzo, sarebbe anche il caso di mettere una toppa sui buchi, nel frattempo prendo ago e filo, speriamo bene.

venerdì 26 agosto 2016

AAS VINTAGE: Il calcio spiegato ai neonazisti

Ortine tel ciorno: preparazione atletica ti nuofa nazionale tetesca.
Appiamo cià lista completa ti ciocatori ti razze impure presenti in skvatre tetesche, ja! Tomani tutti loro, insulsi pacarozzi necri, eprei e sotomiti, saranno portati in stati laker tofe allenatori ti S.S. li faranno laforare e nostri métici cominceranno test fisici e pscicolocici per sfruttare al meglio capacità atletiche di qvesti animali e migliorare tecniche ti ciocatori ti razza ariana, ja!

lunedì 15 agosto 2016

The undercurrents

Riemerse da un altro mondo, la stanza si mise a fuoco come una rivelazione. Aveva deciso di  fare il bagno a dispetto della paura delle malattie di tutti quelli che si erano lavati lì prima di lei – quando si faceva la doccia metteva le infradito –, aveva comprato un detersivo con un nome aerospaziale e parecchi acidi dentro, aveva strofinato e sciacquato, strofinato e sciacquato e sciacquato e sciacquato fin quando il colore della vasca le era  sembrato diverso. Adesso i secondi erano gonfi di attesa, facevano cerchi sulla superficie dell’acqua contando insieme a lei, adesso che anche la coinquilina francese aveva smesso di girare per casa con la musica orrenda che ascoltava – vitesse, diceva, la vita ha bisogno di velocità, altrimenti muori, e anche la mia musica è così, e infatti non c’era mai, andava sempre di corsa e nel bagno lasciava isolotti di schiuma, capelli, mutande – adesso poteva concentrarsi su quando lui sarebbe tornato dal lavoro, e si diceva che aveva ancora tanto tempo da far passare eppure di non rilassarsi troppo e finire con l’essere in ritardo come al solito. 

martedì 9 agosto 2016

I santi inventati di Palermo

Santa Rosalia ha sostituito nel 1624 le antiche protettrici della città: Sant’Oliva, Sant’Agata, Santa Cristina, Santa Ninfa, tutte presto dimenticate, ignorate, sbeffeggiate pure che per il festino, quando il corteo arriva da loro, tutti gridano Viva Palermo e Santa Rosalia. A picca le schifiano!
 A Palermo da poco il sindaco Orlando ha riabilitato un altro compatrono, San Benedetto Il Moro. Ma Santi ne abbiamo assai, arriviamo a 131, una vera fame di Santi.
E ci sono quelli veri, ma pure tanti inventati.
Primo tra tutti è Santu Accutufatu, tutto ammaccato attipo che l’autobus ci passò di sopra. E’una specie di santo da quattro soldi, insomma, di bonu e bonu è.
Simile a lui Santo Scrutufatu, che protegge i lagnusi di fatto e nell’animo, conosciuto soprattutto nei Nebrodi.
Poco si sa invece di San Virticchiu Apostolo, che di solito si manifesta per cinque minuti.
SAntu Sanu è famoso per i miracoli al contrario, per dire, tu senti cavuru, e iddu ti fa il miracolo al condizionatore: tu spascia.
C'era 'na vota, ♫ ♬ c'era un puvireddu,♫ ♬ 
c'acia scappatu lu so sciccareddu,♫ ♬ 
facennu a Santu Sanu li prieri,♫ ♬ 
finiu ca ci scappò puru a mugghieri!

Poi abbiamo Santu Latruni, non riconosciuto dalla Chiesa, che forse si riferisce al ladro buono morto sul Golgota. Conosciamo di lui la preghiera: Santu LAtruni, cumpari semu, quanto pigghiamu, nni lu spartemo.
Sempre a Palermo abbiamo Santu Ventulino, la cui adorazione è sentita dalle madri quando gridano ai figli: cummuogghiati ca c’è a friscanzana e poi tu cula u nasu comu i cani cu cimurru ca ti venni i cannili e fai schifiari a menzu munnu! Io naso non te ne pulizio.
Il 27 del mese si adora San Paganino, che fa un apparizione veloce perché a tre giorni un ci nnè cchiù.
Di  poco misericordioso ricordiamo Santo ca un sura, duro di orecchie e che ti lascia sbattere.
E ancora Santa Pacienza, santa che dura picca picca.
Meglio Sanfasò, santo protettore delle cose fatte a muzzo.
In una terra così religiosa non mancano le beatitudini. Per dire, il BEATO ASSUNTO che trovò un travagghiu, ma soprattutto la beata per eccellenza, la famosa BEATA MINCHIA, con cui il siculo rafforza il concetto di nulla assoluto.
Daniele Moretto/Giorgio D'Amato